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martedì 18 febbraio 2014

Politici come particelle di gas

Il comportamento di certi politici italiani ricorda le particelle gassose che per energia cinetica tendono a espandersi fino a occupare tutto lo spazio disponibile.  Ci sono, per esempio, quelli che fanno incetta di incarichi, spesso anche in contrasto con le disposizioni di legge. 
Personaggi che, per periodi più o meno lunghi, sono contemporaneamente sindaci, parlamentari, assessori regionali, dirigenti di partito, pontefici e creature extraterrestri. 
Personaggi che non riescono a trattenersi e devono mettere il becco in ogni cosa, controllare tutto tradendo insicurezza, espandersi come un pallone fino quasi a scoppiare. 
Come disse una volta lo scomparso Enzo Biagi (scrittore, giornalista e conduttore televisivo), ci sono politici che se avessero un puntino di tette farebbero anche l’annunciatrice in televisione. Sarebbe meglio per loro, se dotati di qualche capacità, occuparsi di una cosa sola alla volta e bene, soprattutto quando in gioco c’è il futuro del Paese.

lunedì 10 maggio 2010

Conflitti, giornalisti e giornalai

Piccoli e grandi conflitti di interesse interessano anche il mondo del giornalismo. Un fenomeno che si diffonde come un cancro soprattutto nelle periferie dell'alto impero italiano, dove proliferano settimanali poco indipendenti e dove il controllo delle autorità è più blando. Uno dei conflitti più diffusi e negativi da un punto di vista deontologico, riguarda i giornalisti o aspiranti tali che pubblicano articoli riguardanti enti o persone di cui curano l'ufficio stampa. È come se il corrispondente della cronaca parlamentare di un giornale fosse al tempo stesso addetto stampa o comunque consulente di un gruppo parlamentare. Secondo la deontologia professionale un giornalista che ricopre incarichi di ufficio stampa (ma anche incarichi di altro tipo, ad esempio direttivi, manageriali, di dipendenza, collaborazione) per un ente, una società (pubblica o privata) un'associazione (anche no profit) non può realizzare servizi per testate giornalistiche sugli argomenti per i quali potrebbe realizzarsi un conflitto d'interessi. È un modo di lavorare molto scorretto e che raggiunge il massimo squallore quando si sfrutta la posizione all'interno di un giornale come arma di ricatto per ottenere una consulenza all'esterno. In sintesi, la richiesta suona così: "Se vuoi uscire nel mio giornale mi devi garantire una consulenza, altrimenti scrivo di te in negativo o peggio faccio in modo che tu non esista". In sostanza, più o meno velatamente, ci sono situazioni in cui si deve pagare per "esistere" sulla stampa o almeno per tenerti buoni certi giornalai. In pochi denunciano questa situazione che in alcuni casi è così diffusa da condizionare l'informazione in ampie aree territoriali a scapito degli ignari lettori. La maggioranza (formata da cittadini, giornalisti, amministratori e politici onesti) tace per paura di facili ritorsioni. Altri preferiscono accettarla o peggio cavalcarla questa situazione che in fondo permettere di condizionare a buon mercato pezzi importanti di informazione locale.