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sabato 7 febbraio 2015

Criminalità e verità nascoste

Non esiste un’emergenza criminalità. Non è vero che i responsabili dei reati sono soprattutto gli stranieri. Oggi in Italia si ha un tasso di omicidi tra i più bassi in Europa e nel mondo. È stato raggiunto il minimo storico dopo il picco degli Anni Settanta. Dai dati emerge anche che è più facile che uno straniero muoia per mano italiana che viceversa. Parole di Roberto Cornelli, criminologo e professore all'Università Milano Bicocca, che è intervenuto come relatore al primo convegno intercomunale in tema di sicurezza urbana e Città Metropolitana che recentemente si è svolto a Magenta, in provincia di Milano. Il punto è che dagli Anni Novanta si è iniziato a discutere di allarme sicurezza urbana, un tema che è stato messo ad hoc nell'agenda politica e mediatica. 

mercoledì 7 dicembre 2011

La verginità del Nord

Al Nord la mafia non esiste. Lo sostengono sindaci, politici di spicco e persino prefetti. Anche di fronte all'evidenza di imponenti inchieste, affari sporchi e morti ammazzati, qualcuno continua a relegare tutto a fenomeni folcloristici, sangue a parte, legati a terroni criminali con coppola e lupara che si sono trasferiti nelle regioni "verginelle" del Nord. La realtà è diversa. I mafiosi di oggi sono professionisti insospettabili che hanno in loco il sostegno di una fitta rete sociale ed economica. Le mafie al Nord ci sono sempre state, hanno avuto almeno tre decenni per ramificarsi e svilupparsi. Il docente dell'Università di Oxford, Federico Varese, sostiene che questo fenomeno non è frutto di un'occupazione territoriale decisa a priori da alcuni strateghi delle organizzazioni criminali. Le mafie hanno attecchito soltanto dove c'è stata una richiesta di mafia. I criminali sono diventati "esperti consulenti dell'illegalità" per fare affari, soprattutto in Lombardia e in Piemonte. Mentre in Friuli e nel Veneto non sono riusciti a mettere radici. Non è più credibile il concetto di un popolo puro del Nord, in cui si sono infiltrati elementi esterni mafiosi.




giovedì 22 luglio 2010

Milano, la 'ndrangheta e la zona grigia

Incubi di una notte di mezza estate. A Milano e Provincia anche i più reticenti hanno dovuto ammettere pubblicamente che la 'ndrangheta c'è, esiste, comanda ed è molto pericolosa.
La politica della distrazione di massa e della negazione dell'evidenza ad ogni costo è stata stravolta, superata dai recenti mega blitz della DIA (Direzione Investigativa Antimafia).
Operazioni che hanno solo iniziato a scoperchiare il marcio presente nel milanese, gli affari sporchi della 'ndrangheta ma anche i pericolosi intrecci con il tessuto sociale, economico e politico. Sono stati arrestati molti malavitosi, sequestrati beni, coinvolti amministratori pubblici.
A destare particolare preoccupazione è la "zona grigia" di cui ha parlato anche il Pm Ilda Boccassini. In queste storie di mafia il principale problema non è individuare i buoni e i cattivi, bensì chi metaforicamente vive e agisce nella "terra di mezzo".
Coloro che non si sono schierati con lo Stato dalla parte della legalità, ma neanche in maniera completa e palese con i criminali. Sono persone molto ambigue ma apparentemente pulite che per opportunismo, soprattutto di matrice economica, vivono in mezzo tra le due barricate. Sono ibridi, pericolosi bastardi, pronti a stringere anche la più lurida delle mani pur di fare i danè o garantirsi discutibili protezioni.
Nelle storie di mafia non possono esistere sfumature, ambiguità: o si è con lo Stato o contro lo Stato. Chi vive nella zona grigia è a pieno titolo un colluso con le organizzazioni criminali, non importa il grado di commistione. Ma quanto è estesa questa zona grigia e da quante persone è occupata? Il timore è che sia molto grande e popolata.
In queste condizioni bisogna muoversi con attenzione. I tentacoli della 'ndrangheta sono così ben ramificati che perfino il vicino di casa, il panettiere, l’avvocato, il giornalista o addirittura l’attivista contro la mafia possono essere collusi.
Criminali e viscidi opportunisti vivono a stretto contatto con la gente perbene, respirano la stessa aria, frequentano lo stesso bar, le stesse strutture pubbliche, la stessa piazza, la stessa chiesa. Sono carogne vestite a nuovo e spesso ben istruite che si confondono tra la folla.
Se esistesse ancora un reale e forte spirito di comunità basterebbe il vecchio e semplice controllo sociale per individuare e denunciare le situazioni sospette, i malavitosi e i loro complici.
Oggi, purtroppo, regnano l'egoismo, l'individualismo sfrenato, l'indifferenza sociale, la cattiveria, la violenza, il razzismo padano. Tutti elementi che hanno agevolato la silenziosa ramificazione delle potenti organizzazioni criminali, il diffondersi di un cancro sempre più difficile da estirpare.