Il lavoro è semplice ma serve un muratore. Come dicono al Nord “a ciascuno il suo mestiere”. Ricordo che nella mia via abita un signore che opera nell'edilizia, ma non lo conosco e di certo non posso citofonare premendo un nome a caso del suo palazzo. Sono in strada e la fortuna mi aiuta perché incontro una signora molto anziana che esce dal suo portone. La fermo, mi presento e le chiedo: “Mi scusi, lei conosce il cognome del muratore che abita in questo palazzo, mi serve per un lavoro a casa che si trova al civico 13». La vecchietta mi guarda e con decisione: “So chi è lei e per questo le voglio dare un consiglio”. Ribatto: “In che senso?”. E lei: “Il muratore si chiama Giuffrida ma lo lasci perdere non lavora bene, in fondo è un meridionale”. Rimango un attimo interdetto e poi: “Che cosa significa? Lavora male a prescindere o per lei lavora male perché meridionale?”. La vecchia non ha dubbi: “Entrambe le cose. Lavora male ed è un meridionale”. Cerco di non perdere la pazienza, considerando l’età avanzata della signora e le faccio notare: “Non c’entra nulla se una persona è meridionale o meno, quello che conta è che sappia fare il suo lavoro. E poi anche io sono un meridionale”. Lei senza battere ciglio mi dice “Ma lei è un giornalista!” e lentamente si allontana aiutandosi con il bastone.
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mercoledì 10 settembre 2014
giovedì 15 marzo 2012
Fame di lavoro
Anche giù al Nord la crisi produce imprevedibili effetti collaterali.
In un piccolo comune della cintura milanese, a un concorso pubblico per due posti di amministrativo a tempo indeterminato, hanno in 300 persone, perfino persone prossime alla pensione. Fino a qualche anno fa sarebbero bastate le dita di una mano per contare le domande di partecipazione. È stato necessario utilizzare una palestra per la prova scritta. Sono tempi di grande instabilità e il posto fisso interessa più di prima, perfino nella (un tempo) ricca Lombardia. Sempre in un comune milanese di poche migliaia di anime, alla periodica giornata per il lavoro organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione con un’agenzia privata per aiutare chi è in cerca di occupazione, si sono presentati in centinaia e di tutte le età, dal ragazzo all'anziano. Una fila interminabile che ha costretto gli organizzatori a raddoppiare i turni per i colloqui di lavoro. Fino a qualche anno alla giornata partecipavano poche decine di persone, in maggioranza giovani. Aumenta vorticosamente la fame di lavoro. È evidente che servono azioni concrete del governo nazionale per favorire crescita e occupazione, altrimenti molto presto sarà fame vera e per molti.
In un piccolo comune della cintura milanese, a un concorso pubblico per due posti di amministrativo a tempo indeterminato, hanno in 300 persone, perfino persone prossime alla pensione. Fino a qualche anno fa sarebbero bastate le dita di una mano per contare le domande di partecipazione. È stato necessario utilizzare una palestra per la prova scritta. Sono tempi di grande instabilità e il posto fisso interessa più di prima, perfino nella (un tempo) ricca Lombardia. Sempre in un comune milanese di poche migliaia di anime, alla periodica giornata per il lavoro organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione con un’agenzia privata per aiutare chi è in cerca di occupazione, si sono presentati in centinaia e di tutte le età, dal ragazzo all'anziano. Una fila interminabile che ha costretto gli organizzatori a raddoppiare i turni per i colloqui di lavoro. Fino a qualche anno alla giornata partecipavano poche decine di persone, in maggioranza giovani. Aumenta vorticosamente la fame di lavoro. È evidente che servono azioni concrete del governo nazionale per favorire crescita e occupazione, altrimenti molto presto sarà fame vera e per molti.
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mercoledì 7 dicembre 2011
La verginità del Nord
Al Nord la mafia non esiste. Lo sostengono sindaci, politici di spicco e persino prefetti. Anche di fronte all'evidenza di imponenti inchieste, affari sporchi e morti ammazzati, qualcuno continua a relegare tutto a fenomeni folcloristici, sangue a parte, legati a terroni criminali con coppola e lupara che si sono trasferiti nelle regioni "verginelle" del Nord. La realtà è diversa. I mafiosi di oggi sono professionisti insospettabili che hanno in loco il sostegno di una fitta rete sociale ed economica. Le mafie al Nord ci sono sempre state, hanno avuto almeno tre decenni per ramificarsi e svilupparsi. Il docente dell'Università di Oxford, Federico Varese, sostiene che questo fenomeno non è frutto di un'occupazione territoriale decisa a priori da alcuni strateghi delle organizzazioni criminali. Le mafie hanno attecchito soltanto dove c'è stata una richiesta di mafia. I criminali sono diventati "esperti consulenti dell'illegalità" per fare affari, soprattutto in Lombardia e in Piemonte. Mentre in Friuli e nel Veneto non sono riusciti a mettere radici. Non è più credibile il concetto di un popolo puro del Nord, in cui si sono infiltrati elementi esterni mafiosi.
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giovedì 10 febbraio 2011
L'importanza di chiamarsi Saviano
Roberto Saviano, classe 1979, è un giornalista e scrittore napoletano. Dal 2006 vive sotto scorta ed è costretto a cambiare continuamente dimora. La sua è una vita blindata. Paga il prezzo di avere scritto il bestseller mondiale "Gomorra, viaggio nell'impero economico e nel segno di dominio della camorra", edito da Mondadori. Un romanzo che non è stato gradito dalla criminalità organizzata che ha più volte minacciato di morte l'autore.
Saviano è un simbolo positivo della legalità, ma non per tutti. In Italia ci sono personaggi dei media e della politica che l'hanno definito un fastidioso rompicoglioni, uno che si è fatto i soldi falsando la verità e rovinando l'immagine dell'Italia all'estero. Tradotto: parlare di mafie è cosa brutta e cattiva, meglio stare zitti e immobili.
Intanto, dal 2006 a oggi, si è iniziato a parlare di robuste infiltrazioni mafiose nelle regioni del Nord, di intrecci contorti tra pezzi di classe dirigente e boss. Ci sono state maxi operazioni della Direzione Investigativa Antimafia con centinaia di arresti. Anche nel profondo Nord, però, c’è chi consiglia di non parlare troppo del fenomeno, di non esasperare un problema che in fondo non esiste, di non spaventare possibili investitori che vogliono rilanciare l'economia e non possono di certo rischiare di trovarsi in territori controllati dalla malavita. È una questione di immagine. Sono opinioni, condivisibili o da bocciare in toto.
Esiste, però, un lato sgradevole della vicenda: oggi accade che chiunque ponga delle domande, molto semplici, sulle infiltrazioni mafiose e in particolare della 'ndrangheta nel Nord, sia apostrofato in senso dispregiativo come "novello Saviano". Per alcuni politici e amministratori Saviano è il male. Questo non è più un Paese normale.
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martedì 8 febbraio 2011
Lo stupro di un popolo
Succede ogni volta. È inevitabile. Tornare alle origini, per odiare e poi di nuovo amare la Sicilia. Una terra ricca di contraddizioni che può avere tutto ma non ha niente. A parte una classe dirigente corrotta che da sempre ha permesso, da un lato alla criminalità, dall'altro allo Stato di mettere le catene della schiavitù al popolo siciliano. Dietro le quinte della storia hanno deciso a tavolino quale parte dell'Italia "poteva" svilupparsi e quale doveva "restare" ferma ed essere utilizzata soltanto come serbatoio clientelare di voti, laboratorio delle più grandi porcate politiche (che se funzionano poi si applicano a livello nazionale). Ogni minima forma di protesta è stata affogata nel sangue. Sono morti grandi eroi e poveri sconosciuti destinati per sempre all'oblio. Altri si sono lasciati andare, si sono arresi. Altri ancora sono scappati via con la morte nel cuore. Lo Stato non ha voluto vincere la battaglia contro le mafie neanche quando ne ha avuto la possibilità. Va bene così, che continui pure lo stupro di una terra e del suo popolo che ha dovuto anche imparare a sopportare il razzismo padano. Va bene così, soprattutto alle regioni del Nord che "sono state lasciate libere" di svilupparsi, di fare impresa. Prima o poi la rabbia esploderà e la Sicilia potrà essere quello che è veramente: la regione più ricca di Europa. Tutti torneranno nella propria terra per difenderla e per onorarla anche a costo della vita, potranno gridare con orgoglio: siamo siciliani, cittadini italiani e del mondo. Non tutto è perduto, anzi.
giovedì 20 gennaio 2011
Mafie e Vendette
Le differenze contano soprattutto quando si parla di mafie. Nel profondo Nord, senza che ne avessi fatto richiesta, persone perbene e altre un po' di meno, mi hanno spiegato la differenza sostanziale sui metodi di vendetta che esiste tra la mafia siciliana e la 'ndrangheta calabrese (a parte le consuete eccezioni che confermano la regola). Se dai fastidio alla mafia alla lunga la paghi soltanto tu, nel senso che vieni fatto fuori e trasformato in concime biologico. Quando invece infastidisci la 'ndrangheta la paghi lo stesso ma in maniera indiretta e più atroce, nel senso che in questo caso eliminano le persone a te più vicine e care.
mercoledì 27 ottobre 2010
Storie di "minchia - minchia"
Le mafie in Lombardia ci sono, esistono e operano da sempre. I "negazionisti" gli "indifferenti" e i "collusi" hanno sempre sminuito l'allarme criminalità limitandolo a piccole storie e in senso dispregiativo tra "minchia, minchia", tra meridionali malavitosi con la coppola che si sono trapiantati al Nord. I magistrati e le forze dell'ordine raccontano un’altra storia: la criminalità organizzata si è evoluta e radicata nel profondo Nord, soprattutto per l'indifferenza sociale ma anche per la complicità di autoctoni pronti a fare affari con chiunque. I criminali di oggi hanno il colletto bianco, si sono formati nelle migliori università europee e parlano più lingue. È la nuova generazione bellezza! In Lombardia contano su un esercito di migliaia di persone, tanto che possono ordinare di sequestrare una collaboratrice di giustizia in pieno centro a Milano, poi spostarla altrove, torturarla e scioglierla nell'acido. Si muovono nel territorio lombardo con assoluta libertà e sicurezza. Sono pesantemente presenti nei settori dell'edilizia e della movimentazione terra, dello smaltimento rifiuti, del traffico d'armi (anche da guerra), del mercato della cocaina, dell'usura e del racket. E come se non bastasse, hanno allungato i tentacoli in molte altre attività commerciali, per esempio controllando dei locali della movida milanese. In Lombardia, come un tempo accadeva in Sicilia e in Calabria, nessuno reagisce, nessuno sporge denuncia. Tutto tace.
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domenica 29 agosto 2010
Le conseguenze del razzismo
Cose che accadono. Domenica mattina 29 agosto 2010. Apertura straordinaria dell'Esselunga di Corbetta, in provincia di Milano. È il momento giusto per fare la spesa senza trovare troppa confusione. Dal 1957 la Esse è il marchio di qualità della prima catena italiana di supermercati a servizio dei clienti. Reparto frutta e verdura del punto vendita di Corbetta. Un cliente di circa 50 anni, accompagnato dalla moglie, chiede a un dipendente informazioni su alcuni prodotti. È insistente ma educato. Il dipendente perde le staffe, davanti a tutti lo apostrofa con un “vaffaculo, terrone di merda” e se ne va. L'uomo e la moglie restano per un attimo sbalorditi, poi chiamano il direttore e raccontano quanto accaduto. Il responsabile è vistosamente mortificato e si scusa. Il cliente spiega che continuerà a fare la spesa nel supermercato, ma stigmatizza l’autore dell’offesa gratuita. Una cosa è certa: contro il dipendente che odia i terroni saranno presi dei provvedimenti.
lunedì 11 gennaio 2010
Odio e Razzismo
Ti prendo, ti sfrutto e poi ti getto via. È questa la filosofia di molti imprenditori italiani, che arruolano per lavori più e meno umili e pesanti, migliaia di immigrati. Uomini e donne che arrivano nel Belpaese in cerca di una vita migliore, fuggendo da aree povere e magari devastate da sanguinosi conflitti interni. Affrontano i viaggi della disperazione, subiscono abusi di ogni genere e situazioni estreme che ricordano i tempi dei campi di concentramento nazisti. Ma le autorità internazionali competenti chiudono un occhio e se serve anche l'altro, di fronte a chi si arricchisce con questo commercio di essere umani.
Gli immigrati in Italia devono lavorare senza sosta, accettare paghe misere e vivere ammassati in baracche per arricchire imprenditori senza scrupoli. E devono stare zitti, altrimenti il padrone di turno si arrabbia, prende il fucile, spara e uccide, com'è già accaduto. Quando il lavoro finisce e gli immigrati non servono più, la loro presenza diventa fastidiosa, un problema da eliminare ad ogni costo e con ogni mezzo. In alcuni casi vengono sprangati e gambizzati nell'indifferenza generale. Se poi c'è anche lo zampino della criminalità organizzata, gli scenari assumono tinte ancora più fosche.
Non servono a nulla le campagne nazionali contro il razzismo, l'indifferenza e la paura del diverso promosse da associazioni laiche e religiose. Non servono a nulla gli appelli del Pontefice che chiede di rispettare i migranti.
Questo è il tempo delle barbarie segnato da un progressivo degrado culturale e morale del Paese. Adesso i razzisti picchiano a sangue gli stranieri e gli omosessuali, poi magari tra qualche anno passeranno agli italiani apertamente non allineati al pensiero unico della forza politica dominante.
È stato superato il limite, con continui rigurgiti razzisti, dapprima in forma soft e poi con modalità sempre più violente e volgari anche grazie alla politica della paura.
Questo è il tempo delle ronde padane e neonaziste, dei respingimenti in alto mare, della cultura dell'odio del diverso e di chi non si conosce, della proposta di riservare vagoni della metropolitana ai milanesi. È il tempo della ripugnante degenerazione morale e politica, dei cori razzisti allo stadio contro il calciatore italiano di colore Mario Balotelli. A Milano per un paio di snack rubati dal bancone di un chiosco si può morire con la testa massacrata a colpi di sprangate. Ci sono anche i momenti di allegria padana, quando tra fiumi di birra si intonano canzoni contri i “napoletani puzzoni”.
Razzisti, criminali e neonazisti devono tornare nelle loro fogne. Molti italiani, dal Nord al Sud, hanno dimenticato che in un tempo non troppo lontano i loro nonni sono stati migranti e trattati come bestie. E presto, se non cambierà la situazione economica, i loro figli potrebbero essere costretti a lasciare il Paese per cercare lavoro e una vita dignitosa altrove.
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