È la storia di una società che precipita. Dal rapporto annuale dell'Istat (Istituto nazionale di statistica) emerge una dura realtà: un italiano su quattro è povero. In questi anni sono mancate serie politiche di rilancio del sistema Italia. Le imprese continuano a chiudere una dopo l'altra soffocate dalla crisi o con la scusa della crisi si trasferiscono altrove, in qualche parte del mondo. Tutto questo sta accadendo nel silenzio generale per non disturbare il manovratore, la cricca degli amici degli amici e le puttane di palazzo. Prevale l'interesse di pochi arroganti e irresponsabili a scapito del "bene comune", della collettività. Sempre più famiglie, dal Nord al Sud, devono affrontare in perfetta solitudine il dramma del licenziamento, della cassa integrazione. Un operaio che ha appena perso il lavoro ha detto: "La politica mi fa schifo, ma almeno chi ci governava nella Prima Repubblica aveva anche un minimo di senso delle Istituzioni, faceva qualcosa per il Paese". Adesso? È una guerra per bande in cui molti protagonisti della politica arraffano il più possibile e se ne fregano del declino dell'Italia. Secondo il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non è vero che un italiano su quattro è povero, anzi in un incontro pubblico rivolgendosi alla platea ha invitato ad alzare la mano chi lo fosse. Questo è lo stile di chi governa gli italiani che sono in fase di caduta libera e senza paracadute. Si attende lo schianto.
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mercoledì 25 maggio 2011
lunedì 25 ottobre 2010
Dal 1 gennaio commissariati i Comuni
Piove sul bagnato. La manovra finanziaria impone agli enti locali tagli pesanti, indiscriminati e irrazionali. Dal 2011 ne sarà paralizzata l'attività e salteranno migliaia di collaborazioni esterne anche di alto profilo professionale a danno di onesti lavoratori. La cricca invece continuerà a sprecare miliardi di euro divorando il futuro degli italiani. Il governo ha ridotto i trasferimenti delle risorse statali verso le periferie. Ha anche imposto ai comuni tagli dell'80% delle spese per studi e incarichi di consulenza e delle spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza. Da un punto di vista mediatico queste strette sono state vendute come azioni di buonsenso contro gli sprechi nella pubblica amministrazione. Non è così. È solo una manovra disperata per fare quadrare i conti ma a scapito degli enti locali e dei loro "necessari" collaboratori esterni. Un comune, per esempio, non potrà più liberamente ricorrere a un avvocato quando avrà bisogno di un parere legale, a un ingegnere per sviluppare un progetto urbano oppure a un giornalista per comunicare nel segno della trasparenza come stabilisce la legge nazionale 150/2000. Non potrà decidere come e quando impiegare le proprie risorse. È una manovra finanziaria che calpesta in maniera drammatica l'autonomia degli enti locali, che di fatto dal 1 gennaio saranno commissariati. Molti sindaci sono pronti a restituire la fascia tricolore, perché messi nella surreale condizione di non potere amministrare. È una manovra borderline a forte rischio di incostituzionalità ma di questo finora se ne è parlato troppo poco.
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