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mercoledì 11 settembre 2013

Pessimismo e fastidio

L’autunno è alle porte e in giro regnano pessimismo e fastidio. La crisi economica genera mostri e cattivi pensieri. Le famiglie sono con l’acqua alla gola e la casta politica, come un panzer, continua imperterrita a fare danni, a ragionare per tribù, a lavorare esclusivamente per gli interessi privatissimi di pochi, ad abbattere uno dopo l’altro i pilastri costituzionali della Repubblica. Adesso con la grande truffa dell’eliminazione dell'IMU (voluta per motivi di propaganda elettorale), aumenteranno la tassazione e i servizi a livello locale. Ogni tanto agli italiani raccontano che la crisi finirà tra sei mesi, un anno, due anni o forse domani mattina. Per ultimo il Centro studi di Confindustria informa che la recessione è finita, l’Italia è arrivata al punto di svolta ma la ripresa sarà comunque lenta. Meglio incrociare le dita, almeno fino al prossimo annuncio. 


giovedì 11 aprile 2013

Devi stare molto calmo


"Devi stare molto calmo" è il ritornello di una canzone pop di Neffa. È diventato anche il leitmotiv degli italiani che hanno drammaticamente preso coscienza dell’entità della crisi in cui annaspano sempre più famiglie. Non è più una percezione negativa ma la cruda realtà. Non è pessimismo ma un terribile bollettino di guerra. Diminuiscono i consumi e aumenta la percentuale delle persone che perdono il posto di lavoro. Trovarne uno nuovo, anche umile, è impossibile. Chi ha ancora qualcosa se lo tiene stretto con le unghie e stringendo i denti. 
Non è più possibile tirare la cinghia. Il gruzzoletto, piccolo o grande che sia, messo da parte dalle generazioni precedenti è stato consumato per aiutare figli e nipoti in difficoltà. Questa situazione ha un solo nome che fa paura, si chiama povertà. E proprio per i poveri sono state le prime parole del Pontefice Francesco. 
Qualcuno ha iniziato (sbagliando) anche a praticare il suicidio di massa, come unica via di uscita. Secondo i dati Istat è in difficoltà una famiglia su quattro e la situazione è destinata a peggiorare. E mentre il Paese si sgretola continua lo spettacolo penoso di una classe politica, arruffona, incapace, senza dignità e senso dello Stato. 
Non ci sono attenuanti: i politici sono i principali artefici del disastro, del decadimento morale ed economico. Non serve a nulla rilevare che ci sono le eccezioni perché queste sono minoranza. Non serve a nulla ribattere che i politici sono lo specchio del Paese e che li hanno votati i cittadini (con leggi elettorali da Repubblica delle Banane). 
Un popolo forte nei momenti tragici come questo rimbocca le maniche e tira fuori il meglio di sé. Non è così. Gli italiani si sono troppo rincoglioniti e nella migliore delle ipotesi continueranno a tirare fuori il peggio. Allora che fare? Qualcuno ha suggerito di mandare i figli (ma anche i padri) all'estero. Non a studiare nelle prestigiose università americane o a fare carriera in grandi aziende come si possono permettere soltanto pochi benestanti, bensì a fare gli immigrati disperati con le pezze al culo. La storia si ripete. Non resta che ringraziare chi ha amministrato l’Italia negli ultimi 30 anni, da destra a sinistra, oppure per i credenti mettersi nelle mani di Dio.

mercoledì 12 ottobre 2011

Niente più come prima

È finito il torpore. I cittadini stanno iniziando a svegliarsi, a stropicciare gli occhi mettendo a fuoco una realtà drammatica che provoca sgomento. Anche se dovessero arrivare governi migliori e capaci di lavorare a buone politiche di rilancio, niente sarà più come prima. La crisi sta lasciando solchi profondi nel tessuto sociale ed economico. I giovani avranno una qualità della vita inferiore a quella dei loro genitori. La festa è finita. L’inganno è stato scoperto. Non ci sarà nessun eroe a salvare la Patria. Uomini e donne normali, spesso mediocri, dovranno diventare adulti responsabili e contribuire direttamente alla ricostruzione partendo dal valore del bene comune, dai principi della Carta costituzionale. È questa l’eredità di un ventennio di assoluta decadenza.




mercoledì 25 maggio 2011

Alzi la mano chi è povero

È la storia di una società che precipita. Dal rapporto annuale dell'Istat (Istituto nazionale di statistica) emerge una dura realtà: un italiano su quattro è povero. In questi anni sono mancate serie politiche di rilancio del sistema Italia. Le imprese continuano a chiudere una dopo l'altra soffocate dalla crisi o con la scusa della crisi si trasferiscono altrove, in qualche parte del mondo. Tutto questo sta accadendo nel silenzio generale per non disturbare il manovratore, la cricca degli amici degli amici e le puttane di palazzo. Prevale l'interesse di pochi arroganti e irresponsabili a scapito del "bene comune", della collettività. Sempre più famiglie, dal Nord al Sud, devono affrontare in perfetta solitudine il dramma del licenziamento, della cassa integrazione. Un operaio che ha appena perso il lavoro ha detto: "La politica mi fa schifo, ma almeno chi ci governava nella Prima Repubblica aveva anche un minimo di senso delle Istituzioni, faceva qualcosa per il Paese". Adesso? È una guerra per bande in cui molti protagonisti della politica arraffano il più possibile e se ne fregano del declino dell'Italia. Secondo il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non è vero che un italiano su quattro è povero, anzi in un incontro pubblico rivolgendosi alla platea ha invitato ad alzare la mano chi lo fosse. Questo è lo stile di chi governa gli italiani che sono in fase di caduta libera e senza paracadute. Si attende lo schianto.



giovedì 24 giugno 2010

Dalla cinghia (stretta) al cappio

Gli italiani sono sempre più poveri ma devono sorridere alla vita a denti stretti. La crisi economica colpisce sempre più famiglie anche perché non sono state finora promosse adeguate politiche di rilancio del sistema produttivo italiano. Il governo preferisce occuparsi di altro, come di intercettazioni e di magistratura. È stato detto che i cittadini devono stringere la cinghia, ma a forza di stringere sta diventando un pericoloso cappio. I continui tagli lasciano ai comuni solo due strade: aumento della tassazione a livello locale o taglio di servizi essenziali. Tutto questo mentre si continuano a creare costosi e inutili ministeri, spendere decine e decine di milioni di euro per l'acquisto di nuove auto blu di servizio e in generale a sperperare denaro pubblico per il bene della "cricca". Ci sono tanti italiani, soprattutto anziani e soli, che vivono sulla soglia della povertà ma non rinunciano alla loro dignità e onestà. Patiscono in silenzio la fame, a volte cercano tra i rifiuti dei mercati qualcosa di buono da portare a casa. Sono invisibili. Molti politici e manager, invece, nonostante i lauti stipendi e i tanti benefit di cui godono non sanno resistere alla tentazione di ingozzarsi sempre di più, di esibire in maniera rozza e arrogante tutto il proprio potere. E ci sono casi in cui non riescono a resistere alla tentazione di rubare a qualsiasi costo per pura ingordigia e con la matematica certezza di restare impuniti. Non è cambiato molto rispetto alla cosiddetta Prima Repubblica, ma almeno gli uomini che una volta gestivano il potere in Italia avevano anche un minimo di senso dello Stato.