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lunedì 28 settembre 2015
La politica del verminaio
Si guarda con fiducia al contributo che possono dare i giovani al rinnovamento della politica italiana. Non è tutto oro quello che luccica. Quasi sempre molti di loro sono entrati in un partito per cambiare il mondo ma sono finiti solo a ingrassare il verminaio. L’età non c’entra. La politica è cosa buona solo se fatta con spirito di servizio verso la comunità e tanta voglia di imparare.
sabato 9 novembre 2013
The Funeral
Un silenzio sovrannaturale. La gente si guarda attorno incredula. In molti sono rimasti fuori dalla chiesa, cittadini e personalità istituzionali. Non senza sforzo riescono a sentire le parole del sacerdote. In molti fissano la croce e la macchina di un grigio gelido che a momenti accoglierà il feretro di una giovane donna. Al mio fianco c’è un sindaco con le braccia incrociate sul petto che piange lacrime sincere scuotendo la testa. Osservo tanti ragazzi e ragazze con visi bianchi e immobili come manichini rivolti verso un orizzonte incerto. La celebrazione è finita e decine di persone si riversano fuori dal portone principale come insetti da un formicaio. Riempiono la piazza, circondano e stringono in un abbraccio carico di emozioni la vettura, la bara e i parenti della defunta. Seguono baci, abbracci, lacrime e strette di mano sentite e anche quelle di circostanza. Non ha importanza perché anche questa volta ha vinto la morte su ogni cosa. La nera signora non si vede ma si avverte la sua angosciante presenza, il suo alito fetido. Vuole assistere alla sua ultima opera con protagonista una piccola donna che in maniera drammatica ha interrotto per sempre il suo cammino. Sta accadendo troppe volte per restare indifferenti. Un malessere viscido e assassino continua a insinuarsi nel tessuto sociale prendendosi il nostro futuro. È necessario sconfiggere le ombre che s’insidiano nelle anime più fragili colorandone di nero le giornate. Nella mente mi si fissa l’immagine di San Michele, allora affondo le mani nelle tasche del cappotto, volto le spalle alla folla mesta e lentamente con un filo di fiducia nel cuore mi allontano fino a sparire dietro un angolo lontano.
mercoledì 12 ottobre 2011
Niente più come prima
È finito il torpore. I cittadini stanno iniziando a svegliarsi, a stropicciare gli occhi mettendo a fuoco una realtà drammatica che provoca sgomento. Anche se dovessero arrivare governi migliori e capaci di lavorare a buone politiche di rilancio, niente sarà più come prima. La crisi sta lasciando solchi profondi nel tessuto sociale ed economico. I giovani avranno una qualità della vita inferiore a quella dei loro genitori. La festa è finita. L’inganno è stato scoperto. Non ci sarà nessun eroe a salvare la Patria. Uomini e donne normali, spesso mediocri, dovranno diventare adulti responsabili e contribuire direttamente alla ricostruzione partendo dal valore del bene comune, dai principi della Carta costituzionale. È questa l’eredità di un ventennio di assoluta decadenza.
lunedì 7 febbraio 2011
Non è un Paese per giovani
I giovani sono costretti a migrare all'estero. Il sistema italiano garantisce una buona formazione ma poi non riesce a valorizzare i ragazzi con il risultato che si spostano altrove. È quanto sostiene Alberto Fossati, avvocato e scrittore che insegna all'Università Cattolica di Milano. L'Italia non è un paese per giovani, poca meritocrazia e molto nepotismo. Fossati non è poi convinto della crisi dei valori, del superamento delle ideologie, della mancanza di punti di riferimento. Secondo lui il vero problema è che gli italiani hanno solo smesso di pensare e adesso sarebbe opportuno tornare a farlo.
sabato 29 maggio 2010
Giovani, Neet e CCCP
"Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport". Era questo il ritornello della canzone targata 1985 "Io sto bene" del gruppo punk emiliano CCCP di Giovanni Lindo Ferretti.
A distanza di 25 anni si coglie un parallelo con l'ultimo rapporto dell'Istat, dal quale emerge che oltre due milioni di giovani italiani non sono né a scuola, né a lavoro.
Si tratta del 21,2% degli under 29, ragazzi fuori dal circuito formazione-lavoro, bloccati nel limbo della precarietà, costretti quando possibile ad arrangiarsi con l'aiuto dei genitori in attesa di tempi migliori che non arrivano mai.
È il fenomeno in continua crescita dei cosiddetti Neet (Not in education, employment or training). Tra il 2008 e il 2009 i giovani, dai 20 ai 24 anni classificabili come Neet, sono aumentati del 13%. Nel Sud sono il 30,3% contro il 14,5% del Nord.
In Italia il tasso di disoccupazione a novembre ha raggiunto l'8,3%. Nell’ultimo anno sono state bruciate oltre 400 mila unità lavorative. Aumentano progressivamente le persone in cerca di un lavoro. È il dato peggiore dal 2004.
Il tasso giovanile è pari al 26,5%, significa che un giovane ogni 4 non riesce a trovare lavoro. L'Inps ha comunicato che nel 2009 le ore di cassa integrazione sono aumentate del 311,4% rispetto all’anno precedente passando da 223 milioni a 918 milioni.
Per uscire da questo pantano al momento per un giovane ci sono poche soluzioni, tra queste: diventare un pericoloso criminale o un viscido politico (se le due cose coincidono la carriera è assicurata); sposare il figlio di Silvio Berlusconi o un milionario, come suggerito dallo stesso premier il 13 marzo del 2008; buttarsi nel mercato del porno (ma con la consapevolezza che l'unico settore che ancora rende è quello omosessuale).
È, dunque, possibile sostenere che i giovani hanno tutta la vita davanti, ma non sanno mai cosa possono trovarsi di dietro. A peggiore la situazione c'è una legge Finanziaria che promette lacrime e sangue. Il premier, dopo aver abbandonato il suo insano ottimismo con un triplo salto mortale carpiato, ha detto che in questo provvedimento ha messo la sua faccia. Indovinate cosa invece ci metteranno gli italiani?
Ogni Neet è moderatamente perplesso e come un tempo urlavano i CCCP si chiede: "Io sto bene, io sto male, io non so come stare, io sto bene, io sto male, io non so cosa fare …".
giovedì 11 marzo 2010
Il pantano medievale
Il futuro inizia adesso. Oggi si stanno gettando le fondamenta della nuova classe dirigente del Belpaese, che in parte sarà formata dai cittadini che sono nati ai tempi della prima Tangentopoli. A quasi venti anni di distanza quel periodo appare come una timida pioggerellina rispetto alla plumbea situazione attuale. I livelli di corruzione, abusi di potere e criminalità dei colletti bianchi sono cresciuti a dismisura.
Ogni occasione è diventata buona per rubare a scapito della collettività e del sistema Italia, anche quando in mezzo ci sono dei morti come nel caso degli affaristi che ridevano leccandosi i baffi la notte del terremoto in Abruzzo.
Cosa stanno imparando i nostri giovani? Vivono in una giungla dove vige la legge del più forte. Non esistono più ideali sani. Tutto è stato rimesso in discussione, stravolto con arroganza e incoscienza. L'Italia è diventata un maleodorante pantano medievale, dove chi ha soldi e potere può cambiare tutte le regole a suo piacimento, abbattendo spesso nell’assoluta indifferenza le fondamenta dello Stato democratico.
Vivono in un Paese dove l'informazione è taroccata, mistificata, deviata anche grazie ad eserciti di giornalisti o aspiranti tali pronti ad autocensurarsi e a piegare la schiena di 90 gradi per assecondare le voglie insane del padrone di turno. E i pochi che provano a fare domande, anche scontate, rischiano di beccarsi insulti e pugni ministeriali.
Il timore è che molti ragazzi, soprattutto se privi di un valido ammortizzatore educativo e formativo, garantito dalle famiglie e da insegnanti solidi da un punto di vista civico e morale, si possano trasformare in terribili mostri individualisti, arroganti, assetati di potere, pronti a tutto pur di affermarsi economicamente a scapito del prossimo. Stanno crescendo nel periodo più squallido e melmoso della Repubblica Italiana, l'augurio è che nonostante tutto riescano a maturare una robusta identità morale.
mercoledì 30 dicembre 2009
L'Italia che resiste
Un altro decennio è andato, perso per sempre. E la gente oggi si ritrova più povera, disillusa e incerta sul futuro. Dalla cabina di comando dicono che va tutto bene, ma l'impressione è di viaggiare sul Titanic.
Dopo il natale più bastardo, cattivo e ipocrita di sempre, si torna agli impegni giornalieri. Si ricomincia a lavorare il doppio per avere in cambio una qualità della vita dimezzata rispetto al passato.
In giro si scorgono solo facce scure, occhi bassi, vestiti sgualciti e scarpe vecchie. Non sono poveracci ma quelli della middle class, la maggioranza degli italiani che in questi anni è stata fatta a pezzi e con estrema violenza da politici e imprenditori di infimo livello.
Visti dall'estero gli italiani hanno già perso la partita, hanno superato il punto di non ritorno, sono caduti nel baratro. È alta la tentazione di lasciare il Paese o in alternativa di mandare i figli altrove a cercare fortuna come accadeva nel dopoguerra.
Ma nonostante tutto c'è ancora tanta gente onesta, dignitosa e capace con cui confrontarti e cercare di invertire il senso di marcia e costruire un futuro migliore per tutti. Pensare positivo significa anche tornare a intravedere un bagliore in fondo al tunnel.
È ancora possibile resistere e lottare per la democrazia e per la libertà. Alla fine questa brutta gentaglia, di destra e di sinistra, che momentaneamente tiene il timone sarà seppellita senza gloria dalla storia sotto le macerie che ha provocato. Viva l'Italia, l'Italia che resiste.
Dopo il natale più bastardo, cattivo e ipocrita di sempre, si torna agli impegni giornalieri. Si ricomincia a lavorare il doppio per avere in cambio una qualità della vita dimezzata rispetto al passato.
In giro si scorgono solo facce scure, occhi bassi, vestiti sgualciti e scarpe vecchie. Non sono poveracci ma quelli della middle class, la maggioranza degli italiani che in questi anni è stata fatta a pezzi e con estrema violenza da politici e imprenditori di infimo livello.
Visti dall'estero gli italiani hanno già perso la partita, hanno superato il punto di non ritorno, sono caduti nel baratro. È alta la tentazione di lasciare il Paese o in alternativa di mandare i figli altrove a cercare fortuna come accadeva nel dopoguerra.
Ma nonostante tutto c'è ancora tanta gente onesta, dignitosa e capace con cui confrontarti e cercare di invertire il senso di marcia e costruire un futuro migliore per tutti. Pensare positivo significa anche tornare a intravedere un bagliore in fondo al tunnel.
È ancora possibile resistere e lottare per la democrazia e per la libertà. Alla fine questa brutta gentaglia, di destra e di sinistra, che momentaneamente tiene il timone sarà seppellita senza gloria dalla storia sotto le macerie che ha provocato. Viva l'Italia, l'Italia che resiste.
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