Alzarsi la mattina e guardarsi allo specchio senza provare vergogna non ha prezzo. Anche se in un sistema corrotto come quello italiano la strada è in salita per chi rifiuta scorciatoie, il supporto di amici degli amici, le proposte oscene di chi vende come favore cose che spettano di diritto. È un sistema assai compromesso che premia i furbetti e che disconosce la meritocrazia. L'Italia può essere migliore di questa tornando a puntare sulle persone di buonsenso, oneste e capaci. Non hanno importanza le loro tendenze politiche, religiose e sessuali. Queste persone sono una ricchezza e devono collaborare avendo come priorità la difesa del bene comune. Insieme possono salvare l'Italia. Occorre resistere e andare avanti anche se, come recita una canzone della band Tiromancino, è dura: "Ogni volta rialzarsi con il cuore tra i denti e dover poi combattare ancora, nonostante il dolore che senti spolveri tutti i tuoi trucchi e intanto non vedi nessun altro obiettivo che quello di essere in piedi in un mondo imperfetto".
mercoledì 16 febbraio 2011
giovedì 10 febbraio 2011
L'importanza di chiamarsi Saviano
Roberto Saviano, classe 1979, è un giornalista e scrittore napoletano. Dal 2006 vive sotto scorta ed è costretto a cambiare continuamente dimora. La sua è una vita blindata. Paga il prezzo di avere scritto il bestseller mondiale "Gomorra, viaggio nell'impero economico e nel segno di dominio della camorra", edito da Mondadori. Un romanzo che non è stato gradito dalla criminalità organizzata che ha più volte minacciato di morte l'autore.
Saviano è un simbolo positivo della legalità, ma non per tutti. In Italia ci sono personaggi dei media e della politica che l'hanno definito un fastidioso rompicoglioni, uno che si è fatto i soldi falsando la verità e rovinando l'immagine dell'Italia all'estero. Tradotto: parlare di mafie è cosa brutta e cattiva, meglio stare zitti e immobili.
Intanto, dal 2006 a oggi, si è iniziato a parlare di robuste infiltrazioni mafiose nelle regioni del Nord, di intrecci contorti tra pezzi di classe dirigente e boss. Ci sono state maxi operazioni della Direzione Investigativa Antimafia con centinaia di arresti. Anche nel profondo Nord, però, c’è chi consiglia di non parlare troppo del fenomeno, di non esasperare un problema che in fondo non esiste, di non spaventare possibili investitori che vogliono rilanciare l'economia e non possono di certo rischiare di trovarsi in territori controllati dalla malavita. È una questione di immagine. Sono opinioni, condivisibili o da bocciare in toto.
Esiste, però, un lato sgradevole della vicenda: oggi accade che chiunque ponga delle domande, molto semplici, sulle infiltrazioni mafiose e in particolare della 'ndrangheta nel Nord, sia apostrofato in senso dispregiativo come "novello Saviano". Per alcuni politici e amministratori Saviano è il male. Questo non è più un Paese normale.
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martedì 8 febbraio 2011
Lo stupro di un popolo
Succede ogni volta. È inevitabile. Tornare alle origini, per odiare e poi di nuovo amare la Sicilia. Una terra ricca di contraddizioni che può avere tutto ma non ha niente. A parte una classe dirigente corrotta che da sempre ha permesso, da un lato alla criminalità, dall'altro allo Stato di mettere le catene della schiavitù al popolo siciliano. Dietro le quinte della storia hanno deciso a tavolino quale parte dell'Italia "poteva" svilupparsi e quale doveva "restare" ferma ed essere utilizzata soltanto come serbatoio clientelare di voti, laboratorio delle più grandi porcate politiche (che se funzionano poi si applicano a livello nazionale). Ogni minima forma di protesta è stata affogata nel sangue. Sono morti grandi eroi e poveri sconosciuti destinati per sempre all'oblio. Altri si sono lasciati andare, si sono arresi. Altri ancora sono scappati via con la morte nel cuore. Lo Stato non ha voluto vincere la battaglia contro le mafie neanche quando ne ha avuto la possibilità. Va bene così, che continui pure lo stupro di una terra e del suo popolo che ha dovuto anche imparare a sopportare il razzismo padano. Va bene così, soprattutto alle regioni del Nord che "sono state lasciate libere" di svilupparsi, di fare impresa. Prima o poi la rabbia esploderà e la Sicilia potrà essere quello che è veramente: la regione più ricca di Europa. Tutti torneranno nella propria terra per difenderla e per onorarla anche a costo della vita, potranno gridare con orgoglio: siamo siciliani, cittadini italiani e del mondo. Non tutto è perduto, anzi.
lunedì 7 febbraio 2011
Non è un Paese per giovani
I giovani sono costretti a migrare all'estero. Il sistema italiano garantisce una buona formazione ma poi non riesce a valorizzare i ragazzi con il risultato che si spostano altrove. È quanto sostiene Alberto Fossati, avvocato e scrittore che insegna all'Università Cattolica di Milano. L'Italia non è un paese per giovani, poca meritocrazia e molto nepotismo. Fossati non è poi convinto della crisi dei valori, del superamento delle ideologie, della mancanza di punti di riferimento. Secondo lui il vero problema è che gli italiani hanno solo smesso di pensare e adesso sarebbe opportuno tornare a farlo.
venerdì 21 gennaio 2011
P come Premier, Puttane e Pompini
L'Italia affonda nella vergogna e nella fame e il premier dichiara ai giornali che si sta divertendo. Eppure è indagato dalla Procura di Milano per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Il Vaticano interviene e lancia un appello alla moralità e alla legalità, anche se in passato ha tentennato sui numerosi scandali dei preti pedofili. Insomma, il Paese sta andando a puttane e non soltanto in senso figurato. Dalle intercettazioni emerge anche il ruolo di "magnaccia" di persone che oggi rappresentano gli italiani nelle istituzioni, di persone che al telefono contrattavano "pompini a 300 euro". Qual è stata la reazione della gente? Nessuna. Anzi, passeggiando per i mercati rionali di qualsiasi città, si sentono ambulanti e clienti ridere e parlare del "bunga bunga", del mignottificio di Stato. Qualcuno, in netta minoranza, si schiera contro il premier e si lascia andare a squallide battute come "i comunisti mangiano i bambini, gli altri se li fottono". Ma la maggioranza è dalla parte del premier: "Tutta invidia! È colpa dei magistrati che lo perseguitano. Poveretto! Perché non lo lasciano lavorare?". Il premier è l’Italia o almeno lo specchio fedele della maggioranza degli italiani.
giovedì 20 gennaio 2011
Mafie e Vendette
Le differenze contano soprattutto quando si parla di mafie. Nel profondo Nord, senza che ne avessi fatto richiesta, persone perbene e altre un po' di meno, mi hanno spiegato la differenza sostanziale sui metodi di vendetta che esiste tra la mafia siciliana e la 'ndrangheta calabrese (a parte le consuete eccezioni che confermano la regola). Se dai fastidio alla mafia alla lunga la paghi soltanto tu, nel senso che vieni fatto fuori e trasformato in concime biologico. Quando invece infastidisci la 'ndrangheta la paghi lo stesso ma in maniera indiretta e più atroce, nel senso che in questo caso eliminano le persone a te più vicine e care.
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