Stavo conducendo il mio programma radiofonico quando arrivò la notizia. Rimasi senza parole, accovacciato in un angolo dello studio con la testa tra le mani. Poi aprì il microfono è con la voce alterata dalla rabbia dissi: “Hanno appena ucciso il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. È successo di nuovo. La mafia ha dichiarato guerra allo Stato. Prima ha ammazzato Giovanni Falcone, adesso Borsellino…”. Bloccai la programmazione con qualche minuto di silenzio, poi solo musica. Il 1992 fu segnato da eventi funesti, ma la cosa che brucia ancora oggi a distanza di venti anni è la resa “inspiegabile” dello Stato. Si limitò a vincere qualche battaglia quando avrebbe potuto vincere la guerra e “bonificare” per sempre la Sicilia. Nel 1992 per la prima volta la stragrande maggioranza dei siciliani, quella onesta, trovò il coraggio di protestare, di scendere in piazza, di dire ad alta voce no alla mafia, di ribellarsi in massa per porre fine a quella assurda mattanza. Ero in prima fila nei cortei antimafia che si fecero nelle strade di Palermo. Nel mio piccolo cercai di contribuire in ogni modo possibile affinché si cambiasse. Avevo 23 anni. Non cambiò nulla. Adesso ne ho 43 e non è ancora cambiato nulla.
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giovedì 19 luglio 2012
martedì 2 febbraio 2010
Per la mafia solo il Giudizio di Dio
Le cose cambiano, a volte in fretta e non sempre nella giusta direzione. Il 9 maggio del 1993 ad Agrigento Papa Karol Wojtyla, non riuscendo a nascondere l'emozione, dall'alto di una collina davanti a migliaia di fedeli riuniti nella Valle dei Templi, tuonò: "Mafiosi pentitevi, verrà il giorno del Giudizio di Dio. Questa terra vuole la vita!". La mafia gli rispose d'estate con le autobombe nelle chiese romane di San Giovanni e di San Giorgio al Velabro. Ma il messaggio del Pontefice resterà indelebile nella mente dei cittadini onesti che sono ancora la maggioranza in questo Paese.
Gli Anni Novanta sono sporchi di sangue. È il tempo delle stragi di mafia, dell'atroce mattanza dei servitori dello Stato come i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per la prima volta un Papa condanna con decisione la mafia e chiede ai criminali di pentirsi. Per la prima volta migliaia di siciliani, soprattutto giovani, scendono in strada per protestare, rompere il muro di omertà e dire basta a un sistema criminale che rende aride le anime e le terre in cui vivono. Per la prima volta, anche nei balconi delle strade di Palermo, vengono stese migliaia di lenzuola con messaggi contro la mafia. Per un attimo, un solo istante, la gente onesta crede che possa cambiare tutto, ma non cambierà niente. Lo Stato deciderà di non vincere una guerra che poteva essere vinta. Lascia il campo di battaglia.
E fa male oggi a distanza di 17 anni dal monito di Karol Wojtyla apprendere che, tra le tante proposte di legge che di certo non servono ai cittadini, arriva anche una legge anti - pentiti. L'obiettivo di questa proposta non lascia spazio a dubbi: impedire che i pentiti si riscontrino vicendevolmente. Tradotto significa: complicare l'utilizzo delle dichiarazioni rilasciate ai giudici.
Nel 1993 ai mafiosi si chiedeva di pentirsi, nel 2010 con una legge si cerca di rendere inutilizzabili le dichiarazioni dei pentiti. Le cose cambiano, a volte in fretta e non sempre nella giusta direzione ma verrà il giorno del “Giudizio di Dio”.
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