martedì 19 giugno 2012

Musica a ridotto impatto ambientale


“La Buona Musica è A.R.I.A.” (A Ridotto Impatto Ambientale). È questo il progetto ecosostenibile promosso da Barley Arts, in collaborazione con l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche e Design Politecnico di Torino. La ricerca, per l’edizione 2012 di “Dieci Giorni Suonati” al Castello sforzesco di Vigevano, adotta l’Approccio Sistemico quale strumento, per ridurre progressivamente l’impatto ambientale della manifestazione, attraverso una fitta rete di saperi e maestranze interdisciplinari. Sviluppa strategie ecologiche sostenibili con l’obiettivo di attivare negli organizzatori e nel pubblico un processo d’innovazione comportamentale orientato a educare, tutelare e promuovere un nuovo modello economico che restituisca tempo, spazio e dignità all'ambiente. Le iniziative promosse per questa edizione di “Dieci Giorni Suonati” agiscono in ambiti progettuali quali cibo e bevande, allestimento, comunicazione e promozione, fruizione del cibo e dell’acqua, imballaggi, rifiuti, servizi, energia, emissioni di CO2. Del Gruppo di ricerca sul Design Sistemico applicato agli eventi musicali fanno parte il prof. Franco Fassio (responsabile scientifico), Roberta Destefanis e Monica Paolizzi (coordinatrici del progetto).





lunedì 14 maggio 2012

I ladri di vite altrui


In tempi di crisi è insopportabile vedere posti di lavoro occupati abusivamente da idioti senza merito. Sono esseri meschini, bavosi, ladri di vite altrui. Sono vermi “piazzati” a prescindere dalle loro capacità grazie a parenti, amici degli amici o per essersi prostituiti. Milioni di vermi grossi e neri che si agitano famelici come un’onda sul corpo putrefatto dell’Italia. Il prodotto sterile di un sistema politico corrotto e clientelare. Vermi che oggi non hanno neanche il buonsenso di rimanere in silenzio: sono diventati arroganti e presuntuosi. Vermi incompetenti che occupano abusivamente posti di lavoro, continuano a rubare la vita altrui, a piazzare a loro volta altri vermi spesso ancora più inetti. E gli italiani perbene derubati del loro futuro vanno avanti con sacrificio o emigrano, anche quando possiedono capacità fuori dalla norma. In un Paese di milioni di raccomandati e raccomandate è ovvio che la meritocrazia non possa esistere. Niente di nuovo ma in tempi di crisi è dura sopportare questo malcostume. Un tempo i volponi democristiani, grandi maestri dell’italica raccomandazione, avevano l’accortezza ogni cinque vermi segnalati e piazzati di prenderne uno bravo. Oggi si raccomandano solo idioti.




giovedì 3 maggio 2012

Cose che succedono


Zona Stazione Centrale di Milano. Entro nell’ufficio postale. Chiedo chi è l’ultimo della fila, un vecchio signore alza la mano e mi metto subito in coda dietro di lui. Il tempo fuori è instabile: si alternano nuvole, sole e pioggia. 
In un angolo lontano siede una donna di età indefinita, forse perché ha un look molto artefatto ed eccessivamente colorato. 
Le operatrici sono veloci. Sento strisciare qualcosa sul fianco destro. Mi volto e scopro accanto la donna artefatta che mi guarda e dice con un tono indisponente: “Adesso tocca a me. Ero seduta. Tu vieni dopo”. Le rispondo che non lo sapevo, che avevo chiesto apposta chi fosse l’ultimo della fila e che comunque può andare avanti”. 
La donna con tono sempre più indisponente: “Non avevo bisogno di risponderti. Ho detto tutto con lo sguardo. Uno sguardo vale più di cento parole. Non voglio fare la furba. Sono prima di te e basta”. Mi supera e si piazza davanti allo sportello. Adesso sta pagando le sue cose.
Un signore mi sussurra che la tipa è fuori di testa e che è meglio lasciarla stare. Non seguo il consiglio e le dico: “Faccia pure ma cerchi anche di rilassarsi un attimo”. 
Si gira verso di me con occhi malvagi (sembra Michael Jackson nel finale del video di Thriller, manca solo la risata infernale) e urla: “Ma che cosa vuole questo? Tu devi stare zitto! Hai sbagliato tutto nella vita, nel lavoro. Tutto! Hai sbagliato tutto! Stai zitto”. 
Soltanto ora capisco che sarebbe stato meglio non darle corda. Resto in silenzio e anche un tantino scosso. Intanto, il volto delle operatrici è sbiancato. Si libera uno sportello e finalmente tocca a me. La tipa artefatta che ha finito mi raggiunge subito, si piazza accanto e non curandosi dell’operazione in corso infila dei fogli sotto il vetro coprendo apposta i miei bollettini. 
La lasciamo fare. Restiamo tutti zitti. Immobili. Gli altri mi guardano con una profonda espressione di solidarietà. Lei torna a sedersi in un angolo. Finisco di pagare ed esco, osservo il cielo. Ha smesso di nuovo di piovere. Questa è una buona notizia!




mercoledì 18 aprile 2012

Sacrifici a perdere


È tempo di sacrifici ma non c’è più nulla da mungere. Tutto esaurito, compresi pazienza e risparmi. Agli italiani si sta chiedendo troppo. Hanno le tasche vuote. Per scongiurare la crisi e soprattutto per evitare di finire rovinosamente come la Grecia, il super governo tecnico sta approvando provvedimenti tanto restrittivi quanto impopolari, il cui unico effetto visibile finora sono lacrime e sangue per quasi tutti. Ogni giorno si ha notizia di qualcuno che ha perso il lavoro, dal manager all’impiegato, dal libero professionista all’operario. L’economia è bloccata, senza ossigeno. Servono adeguate strategie per favorire la ripresa, iniziare a vedere una lucina in fondo al tunnel, rendere un tantino meno pesante la situazione. Si chiede la certezza di poter vivere, anche con poco, ma dignitosamente come prevede la Costituzione. Non è quello che sta accadendo. Il premier Mario Monti ha detto che è stato evitato uno choc distruttivo e che l’Italia “ha messo in sicurezza i conti” ma “molto resta da fare”. Tradotto: niente crescita fino al 2013 (forse). L’augurio di tutti è che i grandi sacrifici richiesti non siano a perdere.

mercoledì 11 aprile 2012

Io ci sarò sempre


Lui è seduto sul divano davanti alla televisione ma è pensieroso. I cartoni in onda non gli interessano. Gli chiedo cosa c’è che non va e mi risponde quasi sottovoce: “Non voglio che tu diventi vecchio”. Lo guardo un attimo sorpreso e gli spiego: “È inevitabile. Tutti invecchiano. Si nasce e si cresce fino a diventare prima ragazzi, poi uomini e infine anziani”. Lui: “È vero, ma quando si diventa troppo vecchi poi si finisce in cielo come la nonna”. Mi avvicino, lo abbraccio e gli dico: “Non devi preoccuparti. Io ci sarò sempre. Accanto a te adesso, domani e anche quando sarò in cielo”. Mi guarda e sorride. 

venerdì 16 marzo 2012

Donne in piazza


Che cosa pensano le donne? Di che cosa parlano tra loro? Non è facile per un uomo rispondere a queste domande ma a volte è possibile scoprire qualcosa di inaspettato sul gentil sesso, magari in un giorno qualsiasi durante una pausa pranzo. 
La piazza è semideserta. Ho ancora dieci minuti di pausa e ne voglio approfittare per leggere le pagine di politica di un giornale comodamente seduto su una panchina vicino al bar. Non faccio in tempo a terminare il primo articolo che sento starnazzare alle mie spalle. Mi volto e scopro che non sono galline come pensavo, bensì quattro donne tra i 30 e i 40 anni, vestite come ragazzine e con qualche tatuaggio di troppo. 
Ridono in maniera sguaiata. Hanno formato un cerchio e stanno parlando del cono gelato che sta consumando una di loro, la quale esclama: «A me piace metterlo tutto dentro la bocca e poi lavorarmelo con la lingua». Prende il cono ed effettivamente se lo infila tutto in bocca. Tornano a ridere ed io metto il giornale da parte. Forse non si sono accorte della mia presenza, non importa. Un’altra aggiunge: «No! No! Io prima lo lecco per bene da ogni lato usando la punta della lingua e poi lo ingoio lentamente stringendolo tra le labbra». E ancora altre sghignazzate. 
Le quattro sono proprio scatenate e continuano con i doppi sensi, magari sarà l’effetto dei primi caldi della primavera in arrivo. In fondo, ci sono donne che, almeno su certi argomenti, non sono poi così diverse dagli uomini.