Nel parco ci sono troppe persone che parlano da sole. Un uomo di mezza età sta seduto sulla panchina, gesticola e blatera di società che si devono fondere facendo una strage di dipendenti. Con la faccia quasi incollata a un tronco una ragazza in tuta da ginnastica e tette di plastica racconta le sue disavventure d'amore, parla di Alessandro che l'ha tradita con la sua migliore amica. In un'altra panchina sedute agli estremi un uomo e una donna, il primo parla di cosa mangerà a pranzo, la seconda del vestito che ha visto nel negozio del centro. Sono ovunque e tutti sembrano parlare da soli, come i matti che riempivano i saloni dei vecchi manicomi. La tecnologia consente di parlare senza fili, non occorre più portare il cellulare all’orecchio. Basta l'auricolare che fa tanto servizio di sicurezza. Queste persone disperse nel parco fanno tanta tenerezza, così vicine eppure così distanti, ognuna persa in un angolo a parlare a voce alta con presenze virtuali. Capaci di connettersi con tutto il mondo, tranne che con chi sta loro accanto.
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domenica 27 febbraio 2011
lunedì 13 settembre 2010
In perfetta solitudine contro le mafie
Il 10 settembre 2010 nel porto di Acciaroli si sono svolti i funerali di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica ucciso dalla camorra con nove colpi di pistola perché aveva la schiena dritta e lottava per la legalità. In migliaia hanno partecipato alle esequie. In ogni angolo d'Italia molti cittadini onesti rispondendo all'appello dell'associazione antimafia Libera si sono fermati un attimo per onorarne la memoria. Tanti, forse troppi, hanno voluto esprimere con note ufficiali il proprio cordoglio, perfino chi è indifferente al diffondersi della criminalità organizzata, perfino chi sostiene che nel Nord Italia il problema non esiste.
Vassallo è stato trucidato come carne da macello dello Stato. Da distanza ravvicinata gli hanno sparato contro nove colpi di pistola di cui sette andati a segno. Era in strada da solo e senza via di scampo.
È morto un altro servitore dello Stato e oggi ne piangono la scomparsa anche i coccodrilli. L'impressione generale è che, come spesso accade nelle storie di mafia, il sindaco sia stato lasciato in uno stato di perfetta solitudine. Perfetta perché permette con estrema facilità ai killer prima di individuare il nemico e poi di decidere dove, come e quando strappargli la vita.
La perfetta solitudine che si leggeva negli occhi del magistrato Giovanni Falcone, il quale una volta disse che la mafia si può vincere "non pretendendo l’eroismo di inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori". Non schierando singoli individui ma una pluralità di soggetti forti che operano insieme mantenendo un costante rapporto con la società civile.
È questa la via maestra da intraprendere per debellare il cancro delle mafie e per continuare a sostenere tutte quelle iniziative che possono contribuire ad affermare ovunque la cultura della legalità. Occorre evitare che altri onesti servitori dello Stato si ritrovino ancora una volta in perfetta solitudine nel centro del mirino.
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