I
rapporti umani sono importanti, le amicizie in modo particolare. In questo
periodo difficile ci sono persone che hanno acuito i peggiori difetti assumendo
comportamenti scorretti, intollerabili. Di fronte al futuro incerto anche loro provano
sentimenti come paura, rabbia e ansia ma anziché fare gruppo con le persone più
care e gli amici veri per andare avanti insieme, diventano terribilmente
cattivi, egoisti e opportunisti.
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giovedì 30 gennaio 2014
mercoledì 1 gennaio 2014
Aiutati che Dio ti aiuta
È iniziato il nuovo anno e lancio lo sguardo oltre il vetro della finestra. Il giorno sta prendendo forma con le sue sfumature rosso sangue e tutto piano piano diventa più chiaro. Penso al futuro di milioni di padri di famiglia, di milioni di italiani buoni e onesti che faticano ogni giorno per andare avanti, tra mille difficoltà e amarezze. “Aiutati che Dio ti aiuta” dicevano una volta i nonni, custodi naturali di antichi e importanti saperi. La classe dirigente ha dimostrato di non essere credibile da ogni punto di vista. Nessuno verrà a salvarci. Occorrerà ancora una volta rimboccare le maniche e darsi da fare. Noi possiamo contare soltanto su se stessi. È giunto il momento di togliere definitivamente la fiducia a persone che hanno ampiamente dimostrato di non meritarsela, a parassiti insaziabili di ogni età che hanno assunto cariche pubbliche per soddisfare interessi personali o di cordata, anziché lavorare con impegno e costanza per il perseguimento del bene comune e per uscire dalla crisi economica. Noi insieme possiamo cambiare. Noi meritiamo di più, come tornare a vivere in un Paese almeno normale. Noi ce la possiamo fare!
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sabato 23 novembre 2013
Questo è il Paese che non amo
In Italia hanno ignorato il passato, distrutto il presente e tolto ogni speranza per il futuro. La cosa che più sorprende è l’immobilità assoluta di milioni di cittadini evidentemente privi di senso civico ma anche di spirito di sopravvivenza. Un Paese di furbetti, che alla fine hanno solo fregato se stessi e per sempre. Un Paese dove chi si è arricchito illegalmente o si è reso anche protagonista di vicende torbide è guardato con invidia mista ad ammirazione. La colpa non è della casta o del singolo porco di personaggio pubblico, bensì degli italiani completamente rincoglioniti da una strategia mediatica che nel corso degli anni ha in particolare abbassato il livello culturale e ridotto al minimo le capacità di critica e di autonomo pensiero. L’Italia è oggi un Paese marcio fino al midollo obbligato a svendersi per pochi euro, come una vecchia e brutta prostituta greve caricatura di se stessa. Un Paese ridotto a carcassa rovistata da una miriade di vermi, grossi, neri e affamati. Questo è il Paese che non amo. Non è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, dove la sovranità appartiene al popolo. Non è una Repubblica che rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Non è l'Italia dei padri fondatori e di quanti hanno contribuito a costruirla sacrificando la propria vita. L'augurio è che da qualche parte, magari in fondo alla crepa più profonda si conservi ancora un minimo di dignità sufficiente per spingere gli italiani perbene ad agire per rimediare ad infiniti disastri.
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domenica 10 novembre 2013
Una fumante tazza rossa
Il lounge bar della piazza è sempre pieno nonostante la crisi. Mi siedo al solito posto e ordino una tazza di caffè d’orzo bollente. La giovane barista è piena di tatuaggi. Sorride e mi serve in un attimo. L’umido di novembre mi è entrato nelle ossa ed ho tanto bisogno di calore, allora stringo forte con entrambe le mani la tazza rossa, dal quale si sollevano fili di fumo che seguono strane traiettorie cadenzando le parole degli avventori. Nel tavolo accanto ci sono tre donne che stanno parlando dei loro figli descrivendoli come creature divine, belle e talentuose. Sono certe che da adulti svolgeranno mestieri importanti e faranno grandi cose. Tutto è possibile. La discussione si accende e diventa una gara sulla descrizione delle imprese che sicuramente compiranno i pargoli. Il mondo non aspetta altro. Una madre che ha la testa rossa fumante esagera e con la voce stridula: “Mio figlio sarà un parlamentare e cambierà questo Paese. Ha la stoffa del leader e ottime capacità comunicative. Eccelle dovunque e comunque. Dovete vedere con quanta facilità si impone a scuola e nel basket. Pendono tutti dalle sue labbra perché ha carattere. È un bambino con le palle”. Mi giro di scatto e la fulmino con lo sguardo. Lei rimane sorpresa e dandomi del tu mi chiede con un tono molto arrogante: “Cosa c’è? Sei sorpreso? Tu hai figli?”. Le rispondo che sono padre di due bambini. Continua ad allargarsi e aggiunge: “Hanno qualche qualità? Cosa pensi che faranno da grandi?”. Il mio volto diventa scuro e freddo mentre pronuncio poche parole, quelle che bastano per chiudere subito una conversazione sgradita: “Adesso svolgono il mestiere di bambini e stanno benissimo. Non ho idea di cosa faranno tra 15 o 20 anni. Spero che siano persone normali e soprattutto perbene”. E facendo una smorfia sarcastica torno a sorseggiare un caffè nero e avvolgente come la notte.
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