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domenica 19 aprile 2015

Uomo nero fai paura!

“Aiuto, ho visto l’uomo nero!”. Domenica 19 aprile 2015 i rifugiati africani ospitatati nella città di Magenta hanno contributo in massa armati di ramazze a pulire la città insieme con altri volontari indigeni, nell'ambito della Giornata del Verde Pulito organizzata dall'Amministrazione comunale in collaborazione con ASM - Aemme Linea Ambiente.
Qualche cittadino vedendo tanti “uomini neri” in strada si è spaventato e temendo per la propria e l'altrui incolumità ha subito chiamato i carabinieri. 
No comment! 

mercoledì 10 settembre 2014

In fondo è un meridionale

Il lavoro è semplice ma serve un muratore. Come dicono al Nord “a ciascuno il suo mestiere”. Ricordo che nella mia via abita un signore che opera nell'edilizia, ma non lo conosco e di certo non posso citofonare premendo un nome a caso del suo palazzo. Sono in strada e la fortuna mi aiuta perché incontro una signora molto anziana che esce dal suo portone. La fermo, mi presento e le chiedo: “Mi scusi, lei conosce il cognome del muratore che abita in questo palazzo, mi serve per un lavoro a casa che si trova al civico 13». La vecchietta mi guarda e con decisione: “So chi è lei e per questo le voglio dare un consiglio”. Ribatto: “In che senso?”. E lei: “Il muratore si chiama Giuffrida ma lo lasci perdere non lavora bene, in fondo è un meridionale”. Rimango un attimo interdetto e poi: “Che cosa significa? Lavora male a prescindere o per lei lavora male perché meridionale?”. La vecchia non ha dubbi: “Entrambe le cose. Lavora male ed è un meridionale”. Cerco di non perdere la pazienza, considerando l’età avanzata della signora e le faccio notare: “Non c’entra nulla se una persona è meridionale o meno, quello che conta è che sappia fare il suo lavoro. E poi anche io sono un meridionale”. Lei senza battere ciglio mi dice “Ma lei è un giornalista!” e lentamente si allontana aiutandosi con il bastone.

giovedì 18 ottobre 2012

Onorevole colazione

Seduto in un angolo del bar. Succo di frutta, caffè d’orzo e il quotidiano da sfogliare. Ci sono pochi avventori. Sto ancora leggendo le ultime dichiarazioni di Mario Monti sulla crisi economica, quando nel locale entra un onorevole con un codazzo di persone sorridenti. Ci conosciamo ma faccio finta di non vederlo. È inutile. Si avvicina al mio tavolo e saluta come di rito: «Ciao. Che piacere vederti. Tutto bene?». Rispondo con le solite frasi di circostanza. 
L’onorevole torna al bancone e con gli amici consuma la colazione. Dirigendosi verso la cassa dice ad alta voce all’avvenente signorina che gli sorride di inserire nel conto anche la mia consumazione. Tutti i presenti afferrano il proprio portafoglio e precipitandosi alla cassa fanno a gara per superarlo e impedirgli di pagare. Non serve. Da dietro il bancone esce il proprietario, afferra deciso la mano dell’onorevole e, come se fosse una dichiarazione di amore, gli sussurra: «Onorevole! Ma sta scherzando. Lei e i suoi amici siete ospiti. Onorevole non mi deve nulla. Grazie, grazie mille». Sto per rimettere la colazione ma mi trattengo e continuo a leggere il giornale. L’onorevole mi fa un cenno di saluto e va via seguito rumorosamente dalla sua micro claque. 
È stato un discreto amministratore locale ma da quando è approdato in Parlamento si è trasformato in negativo, è diventato un’altra persona. Accade a tutti, è solo questione di tempo. 
Mancano ancora 30 minuti al primo appuntamento della mattina. Nel bar sono rimasto da solo. Dopo qualche minuto dalla porta compare un ragazzo di circa 30 anni e alto 1,85 centimetri, africano, vestito con roba usata ma in maniera dignitosa. 
Il proprietario lo guarda con disprezzo e poi gli urla: «Che cosa vuoi? Non facciamo elemosina in questo locale». Il ragazzo esita, poi balbettando spiega che vuole soltanto prendere un cappuccino e una brioche. Il barista gli chiede di pagare prima della consumazione. Non ho sentito bene l’importo ma credo che gli abbia anche maggiorato il prezzo di qualche euro. Lo serve in maniera rude e per lui usa un bicchiere di plastica, anziché la tazza. Mi alzo di scatto, chiedo al ragazzo di lasciare tutto sul bancone e di seguirmi fuori. Il proprietario mi guarda perplesso e anche un po’ spaventato. In alto tra le bottiglie, scorgo l’icona del Duce. Mi ricordo che l’unico fascista buono è il fascista morto. Lascio 15 euro sul bancone, la stessa cifra che avrebbe dovuto pagare l’onorevole e dico al proprietario: «Questo è il valore della tua dignità, servile con i potenti, prepotente con i deboli». 
Usciamo dal bar, il ragazzo mi segue, ci infiliamo in un altro locale. Ordino un caffè d’orzo in tazza piccola e il mio nuovo amico la sua colazione. Questa volta è servito con rispetto. Mi racconta qualcosa della sua vita, della sua terra, delle tante difficoltà. È un medico venuto in Italia a cercare fortuna, come tanti. Devo andare, ci stringiamo la mano e andiamo via, ognuno per la sua strada.


domenica 29 agosto 2010

Le conseguenze del razzismo

Cose che accadono. Domenica mattina 29 agosto 2010. Apertura straordinaria dell'Esselunga di Corbetta, in provincia di Milano. È il momento giusto per fare la spesa senza trovare troppa confusione. Dal 1957 la Esse è il marchio di qualità della prima catena italiana di supermercati a servizio dei clienti. Reparto frutta e verdura del punto vendita di Corbetta. Un cliente di circa 50 anni, accompagnato dalla moglie, chiede a un dipendente informazioni su alcuni prodotti. È insistente ma educato. Il dipendente perde le staffe, davanti a tutti lo apostrofa con un “vaffaculo, terrone di merda” e se ne va. L'uomo e la moglie restano per un attimo sbalorditi, poi chiamano il direttore e raccontano quanto accaduto. Il responsabile è vistosamente mortificato e si scusa. Il cliente spiega che continuerà a fare la spesa nel supermercato, ma stigmatizza l’autore dell’offesa gratuita. Una cosa è certa: contro il dipendente che odia i terroni saranno presi dei provvedimenti.

mercoledì 21 aprile 2010

Oltre i cancelli

L'ondata razzista contro lo straniero si ferma sempre davanti ai cancelli delle aziende. Varcarne la soglia non "conviene" politicamente perché si scoprirebbero migliaia di lavoratori in nero e in maggioranza stranieri. Persone invisibili e senza tutele, facilmente ricattabili. Schiavi che assicurano al padroncino di turno "poca spesa e molta resa". In Italia, come ha affermato lo scrittore e politico Pippo Civati, servirebbero meno ronde e più ispettori del lavoro. Da un’indagine dell’Inps per l’anno 2008 è emerso che le aziende irregolari da Nord al Sud sono circa l’80%. In Piemonte il sommerso riguarda 9 aziende su 10. Nel territorio nazionale ci sono migliaia di lavoratori invisibili tra immigrati e italiani. Tutto questo si traduce anche in evasione fiscale per centinaia di milioni di euro.


mercoledì 14 aprile 2010

Padani che odiano i bambini

In questi tempi bastardi emerge un'Italia orgogliosamente razzista e solidale, profondamente cattolica e depravata. Vizi e virtù che si uniscono in un rapporto incestuoso pieno di contraddizioni. Uno stato di cose che come spesso accade colpisce i più deboli e indifesi come i bambini, soprattutto se sono figli di immigrati.
In particolare a Padianopoli si assiste a una quotidiana e indisturbata deriva nazista. Ci sono scuole materne, dove i bambini stranieri vengono emarginati e umiliati, abbandonati in un angolo della classe (a volte perfino sistemati a debita distanza dai banchi dei bambini padani e quindi di razza superiore).
Ci sono educatori sensibili che facilitano i processi di integrazione, altri che invece alimentano "la paura del diverso" che è naturalmente insita nei bambini. Comportamenti questi ultimi che stanno diventando normali, anche a causa dell'impetuosa onda populista, razzista e violenta che caratterizza certa politica e che sembra piacere tanto agli italiani impegnati tra un mea culpa a messa la domenica mattina e una sniffata di coca serale direttamente dal fondoschiena di una escort.
Vengono emarginati i bambini di genitori che provengono dall'Africa, dall'Europa dell'Est ma anche da Stati come Spagna, Germania e Inghilterra. A Padianopoli sei comunque un fottuto straniero da temere e cacciare via.

A Paderno, in provincia di Udine, è avvenuta la prima sepoltura islamica nell'area cimiteriale riservata (la salma è rivolta alla Mecca). La Lega Nord ha promesso battaglia, anche se si tratta di una neonata deceduta nei giorni scorsi all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine.
In Veneto e in Lombardia, in alcuni comuni guidati dalla Lega Nord, è esercitato una sorta di mobbing istituzionale ai danni di bambini immigrati che frequentano la scuola primaria.
In Veneto, per esempio, una giunta comunale ha deciso che i bambini, provenienti da famiglie (spesso straniere) non in grado di pagare la retta relativa alla mensa scolastica, devono essere sfamati a pane e acqua. È così è stato. Questi bambini poveri sono stati umiliati davanti ai loro compagni.
È poi intervenuta la Dirigenza scolastica cercando di "dividere" il cibo in eccesso (magari perché lasciato dagli altri) in modo da riservare delle porzioni anche ai meno fortunati. Anche la Caritas si è fatta avanti per garantire il pagamento della mensa a favore di quelle famiglie povere che non possono affrontare certe spese.

In Lombardia un sindaco leghista aveva deciso di negare l'ingresso alla mensa ai bambini provenienti da famiglie non in grado di pagare. In questo caso a porre un rimedio sono intervenute le Acli. Un anonimo benefattore ha poi pagato il debito delle famiglie rimaste indietro con i pagamenti, ma scatenando le critiche degli altri genitori.
In un altro comune lombardo, le famiglie straniere pagano da diversi anni il servizio di scuolabus anche il doppio rispetto alle famiglie italiane e comunitarie. A queste ultime è applicato uno sconto sulla tariffa del servizio proporzionato agli anni di residenza nel comune. Sconto di cui non riescono a godere le famiglie straniere che hanno preso la residenza da pochi anni. Questa è discriminazione allo stato puro.

A Padianopoli per sopravvivere bisogna essere forti e ricchi, non importa con quali metodi e mezzi. Non c'è posto per i deboli e i poveri, soprattutto se stranieri. Non c'è pietà neanche per i bambini più sfortunati.
In ogni modo, bisogna prendere atto che questa politica razzista piace molto nel Nord, come dimostrano i recenti risultati elettorali. Adesso non resta che attendere le nuove leggi razziali e una bella stella gialla da appendere sul petto. Buona fortuna a tutti.



venerdì 26 marzo 2010

L’insostenibile leggerezza del razzismo

Bisogna proprio essere profondamente bastardi dentro per fare una pensata razzista al giorno. Nel civilissimo nord è stata avanzata dal solito genio leghista, probabilmente tra un rutto celtico e una scoreggia padana, un'altra proposta contro gli immigrati: modificare la normativa regionale sul commercio allo scopo di introdurre un test obbligatorio di italiano per lo straniero che chiede di aprire un’attività commerciale.
Almeno per ora non si è parlato di dialetto obbligatorio per tutti. La proposta padana è stata avanzata al termine della campagna elettorale per le regionali, un po' come l’ultimo botto di un coloratissimo spettacolo pirotecnico.
È stato spiegato che il test sarebbe indispensabile per la sicurezza e la salute dei consumatori: chi deve gestire un'attività di somministrazione bevande o alimenti, deve essere in grado di comprendere la lingua italiana e rispondere in maniera adeguata, soprattutto quando il cliente chiede gli ingredienti dei prodotti che sta per acquistare, per verificare l'eventuale presenza di elementi incompatibili con la sua salute o quella dei suoi figli, ad esempio il glutine.
È evidente, anche agli organismi monocellulari che vivono nelle acque del Po, che un consumatore con seri problemi di alimentazione, non si rivolge alla prima bottega che incontra per strada. Esistono anche le etichette.
Ma a questo punto perché non introdurre per legge altri due test obbligatori? Uno sul quoziente di intelligenza e l'altro sul grado di istruzione (anche generale), in entrambi i casi esclusivamente per i cittadini italiani che intendono candidarsi a cariche pubbliche, da consigliere comunale a parlamentare.
Ci sono politici che, a volte pur possedendo una doppia laurea, messi alla prova dimostrano un grado di istruzione scadente (tanto che dovrebbero farsi rimborsare i soldi delle costose rette pagate in prestigiose università e scuole per ricchi). In questo senso, il programma televisivo "Le Iene" docet.
Una cosa è certa: la proposta del test di italiano obbligatorio per stranieri è soltanto una boutade elettorale, ma se la maggioranza degli stranieri fosse messa alla prova, si preparerebbe con serietà mostrando alla fine di avere una padronanza della lingua italiana migliore di quella di molti politici nostrani.


venerdì 5 febbraio 2010

Il ragazzo lanciarazzi

"Supponiamo che io sono proprietario di x cose, come una casa con giardino e una bella macchina. Il mio vicino ha le stesse x cose. Io, però, in più ho un lanciarazzi. Come farebbe qualsiasi persona normale prendo il lanciarazzi, distruggo il vicino e prendo anche le sue x cose". Questo è il pensiero espresso da un diciottenne della quinta classe di un liceo scientifico della provincia di Milano.
Nell'Aula Magna dell'Istituto si sta discutendo di legalità, democrazia e di rispetto delle regole con l'ex magistrato di Mani Pulite Gherardo Colombo, davanti a circa 200 studenti che presto affronteranno l'esame di maturità.
L'attenzione si concentra sul bene comune, sul sistema democratico italiano, dove le regole garantiscono uguali diritti e doveri per tutti i cittadini. Un sistema che, per esempio, permette anche a colui che è svantaggiato di ricevere cure mediche se sta male.
Il ragazzo del lanciarazzi non condivide questo concetto, a suo avviso ognuno deve pensare soltanto a se stesso, essere ambizioso e raggiungere grandi mete, una fra tutte: possedere una Ferrari. Chi non ha i mezzi deve arrangiarsi da solo.
Ad un certo punto del dibattito, inizia a parlare anche di immigrati e richiama l'episodio della barista di Roma che per scoraggiare l'ingresso di Rom nel suo locale ha deciso di aumentare i prezzi solo agli stranieri: il cliente italiano continua a pagare una tazzina di caffè 75 centesimi, il cliente Rom 2 euro. Lo studente non ha dubbi: la barista ha ragione perché per lui questi stranieri sono tutti criminali, gente che non lavora. È convinto di quello che dice.
Ai suoi interventi non seguono grandi boati di disapprovazione da parte degli altri studenti. In ogni modo, diversi ragazzi prendono la parola e reagiscono cercando di fargli capire che i beni materiali non sono tutto nella vita e che in una moderna società democratica occorre tenere conto delle regole per salvaguardare il bene comune.
Gli studenti che sono seduti vicino a me sottovoce danno piena ragione al ragazzo del lanciarazzi. Ho bisogno di prendere un po' d’aria e appena posso esco dalla scuola, raggiungo la strada anche se nevica come Dio comanda.
Penso che il vento di odio, razzismo e violenza che da qualche tempo soffia forte in Italia alimentato da cattivi maestri sta iniziando a contaminare i nostri giovani. Non tutti per fortuna. A questi ultimi spetterà il compito di continuare a difendere la Costituzione della Repubblica Italiana.


lunedì 25 gennaio 2010

La lupara nera

È calata l'attenzione mediatica sui gravi fatti di Rosarno. Sono stati cestinati gli episodi di razzismo contro gli immigrati prima sfruttati come bestie e poi aggrediti con ferocia e costretti alla fuga. Altri eventi nazionali e internazionali hanno conquistato le prime pagine dei giornali e gli italiani dimenticheranno tutto e in fretta, come spesso è accaduto nel corso della storia.
In quei giorni di ordinaria follia, di libera caccia armata all'immigrato africano in territorio italiano, è stato spesso citato il film di denuncia sociale e politica "Mississippi Burning - Le radici dell’odio" del regista Alan Parker. Racconta la storia di tre attivisti per i diritti civili (due bianchi ebrei e un afroamericano) che nel 1964 scompaiono misteriosamente in una cittadina vicino a Memphis. Due agenti dell'FBI iniziano a indagare scontrandosi contro un muro di omertà e razzismo. Scoprono che tutori dell'ordine e il Ku Klux Klan hanno brutalmente ucciso a colpi d’arma da fuoco e poi seppellito i tre attivisti, i cui corpi vengono poi ritrovati grazie a una telefonata anonima. Questo è un fatto vero. Come veri sono i fatti di Rosarno, apparentemente meno gravi.
In Calabria ma anche in Sicilia le organizzazioni criminali mafiose sono abituate a fare sparire le persone scomode e i nemici. Ricorrono all'acido (il più efficace per non lasciare tracce), al cemento a presa rapida, alla zavorra per fare sparire il corpo da qualche parte in fondo al mare, al vecchio metodo "ecologico" dell'interramento. Quando si sospetta una simile fine, per le persone scomparse si parla di vittime della “lupara bianca”. Nel caso della sepoltura si usa la metafora dei "terreni concimati molto bene", perché appunto nasconderebbero i corpi delle persone comparse.
Non soltanto in occasione dei fatti di Rosarno, alcuni immigrati hanno trovato il coraggio di denunciare di aver visto uccidere dei loro compagni. In genere, la loro condizione di clandestini spinge al silenzio. Queste rilevazioni sono rimaste lettera morta. Se fossero vere, si tratterebbe di decine di immigrati africani scomparsi. Dove sono finiti? Sono andati altrove o si trovano sotto qualche metro di terra?
In Calabria si racconta ancora di terreni "concimati molto bene" ma non si parlerebbe più di episodi di lupara bianca, bensì di lupara nera perché riferiti ai corpi degli africani scomparsi.
Servirebbero indagini, anche giornalistiche, per verificare queste voci popolari, magari qualche telefonata anonima per individuare anche solo uno di questi terreni e utilizzare i moderni mezzi tecnologici per scandagliare il sottosuolo. Se tutto ciò fosse vero si potrebbe almeno dare una degna sepoltura ai disperati africani che sono venuti in Italia a cercare una vita migliore e hanno trovato la morte per mano di qualche violento padroncino nostrano o per volere delle organizzazioni criminali.
L'augurio è che la storia della lupara nera sia una colossale balla, ma di questi tempi bastardi tutto è possibile.





domenica 17 gennaio 2010

P come Pregiudizio

La sala è piena come un uovo. L'argomento del convegno è interessante. Si discute del pregiudizio nella storia e nel presente, nell'ambito delle manifestazioni per il Giorno della Memoria (27 gennaio).
Inevitabili i richiami dei relatori ai crescenti fenomeni di razzismo nella società italiana. Uno psicologo spiega che il pregiudizio è insito nei bambini, interessa la parte primordiale del cervello e svolge una funzione di difesa verso le persone e le cose che non si conoscono.
L'ambiente in cui si cresce e la formazione culturale consentono ad ogni individuo di rafforzare oppure di superare i pregiudizi. Anche nell'età adulta si possono ancora provare dei pregiudizi che restano tali, salvo i casi i cui vengano legittimati e trasformati in giudizi da qualche irresponsabile (che ricopre un'importante carica istituzionale o comunque pubblica).
L'istituzionalizzazione del razzismo contro il diverso e gli ultimi è davvero molto pericolosa. Gli estremisti si sentono protetti e autorizzati ad agire. È quello che sta accadendo con l'esplosione degli episodi di violenza ai danni di immigrati, omosessuali e senzatetto. Occorre attivare tutti gli anticorpi democratici per fermare in tempo questa deriva fascista del Paese.
Il confronto, la conoscenza e la curiosità sono le vie maestre per superare i pregiudizi e costruire una società migliore.